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6 giugno 2005

Il sogno di Ferribotte

 A Marcinelle quella notte Tiberio si era dato malato invece di scendere in miniera, al piccone aveva preferito il talamo della moglie compiacente di un suo collega belga. Improvvisamente un’ esplosione di gas uccide tutti gli altri minatori che erano scesi, tra cui anche il marito della signora. Tiberio per una notte d’ amore adulterino si salvò la vita. Uno dei tanti incroci del destino attraversati con indifferente leggerezza da Tiberio Murgia nel corso della sua complicata esistenza. Tiberio, il sardo di Oristano che riuscì a fuggire da una giovinezza di stenti e miseria indossando la maschera indimenticabile del siciliano. Di famiglia poverissima, inizia a faticare molto presto facendo il manovale, nei primi anni 50 vendeva anche l’ Unità per strada, i capoccia del PCI in lui individuano la stoffa di un compagno trascinatore di folla e lo mandano a Roma a fare la scuola di Partito delle Frattocchie , vitto alloggio e i soldi per le sigarette: una pacchia. Torna dopo sei mesi come segretario dei giovani comunisti, si sposa, ma non resiste ad allacciare un’ avventura con una compagna del pci, “allora il partito non tollerava gli scandali sessuali- scrive Tiberio nelle sue memorie- ma quasi tutti i compagni se la facevano con le compagne della sezione” Lui però lo fece allo scoperto e fu radiato. Emigra in Belgio, ma come abbiamo visto anche l’ esperienza in miniera fu breve.
  Torna a Oristano, ma non ci resta molto, un’altra storia d’ amore con una ragazza del posto gli impone di emigrare a Roma, anche per fuggire ai coltelli dei familiari della giovane che corteggiava pur essendo sposato. Nella Capitale si adatta a fare il lavapiatti a “Il re degli amici” trattoria del centro. Un giorno, a Piazza di Spagna, mentre faceva la corte a una bambinaia, viene avvicinato dall’ assistente di Mario Monicelli che lo invita a un provino. Nasce Ferribotte de “I soliti Ignoti”. Tiberio si ritrova a recitare a fianco di Claudia Cardinale, anche se lei parla francese e lui sardo, verranno doppiati entrambi e nella prima versione del film lui anche sottotitolato per rendere più grottesca la calata sicula. La Regione Sicilia protesterà “mica siamo arabi” e quelle copie con i sottotitoli furono ritirate. Dopo aver girato il film Murgia si brucia velocemente tutti i soldi guadagnati, parte per sciogliere il suo matrimonio alla Sacra Rota (dice lui) parte, ancor più cospicua, in amori non “disinteressati” (dicono i maligni a Oristano). Riprende a lavorare duro come manovale, partecipa alla fabbrica del Ministero degli Esteri al Foro Italico e della Corte dei Conti a Viale Mazzini.
   Passano mesi e Tiberio paradossalmente non sapeva di essere diventato un divo, un giorno quasi si accapiglia per strada con dei passanti che lo sfottevano facendogli battute in siciliano, lui non capiva si era già dimenticato del film, che tra l’ altro aspettava di vedere con il titolo “ Le Madame” che invece fu censurato perché giudicato irrispettoso delle forze dell’ ordine e sostituito con quello che consegnerà il solito ignoto alla gloria. Tiberio rintraccia la produzione che lo stava cercando e i firma in blocco tre contratti milionari. La sua vita da allora ha una svolta decisiva. Gira più di 150 film con i maggiori attori della commedia italiana: Sordi, Mastroianni, Totò, la Cardinale, la Vitti e un’ infinità di altri. I soldi che guadagna significano bei vestiti nuovi, automobili a cominciare da una 1100 nera con autista, a una Cadillac e perfino una Ferrari per vivere a pieno la dolce vita. Qui comincia la querelle dei familiari da Oristano che lo accusano di essersi dimenticati di loro, lui nella biografia ufficiale nega e anzi bolla i concittadini come provocatori: “ a Oristano l’ invidia era davvero tanta, i miei compaesani sono stati i miei migliori nemici quando tornavo o mi sfottevano o i più delinquenti cercavano di estorcermi denaro, una volta mi hanno pure picchiato e mi hanno costretto a rinchiudermi in casa.”
   Fino a una settimana fa per Oristano si raccoglievano ancora voci sui suoi rari rientri che discordano parecchio dalla biografia che Tiberio si è scritto. Si sa come è la provincia, c’ è chi dice che quando al tempo tornò lo fece con una delle sue macchinone di gran lusso e donne appariscenti al seguito, una spacconata che molti vantano di aver punito a furia di botte. Altri ancora ricordano che mentre lui se la spassava a Cinecittà, tra belle attrici e vita sfrenata, la moglie faceva quasi la fame sopravvivendo grazie a lavori umili e faticosi. Fino a che, dopo cinquant’ qualcuno ha deciso di mettere la parola fine alla guerra tra Murgia e Oristano, nasce così l’ idea del “Premio Tiberio” per il miglior caratterista. Il primo è edicato a lui che gli dà il nome, ma dall’ anno prossimo sarà assegnato ad altri caratteristi di respiro internazionale. In città un mese fa si cominciano a vedere manifesti che annunciano una prossima discesa di Tiberio, l’ iniziativa parte da l’ Accademia Perduta del Giudicato d’ Arborea e i Gremi delle Passioni. Sono queste libere associazioni nate per il piacere di fare qualcosa di bello, le ha inventate da Filippo Martinez, un artista oristanese che si è dichiarato defunto allo scoccar del cinquantesimo compleanno e ora vive da postumo a se stesso, ideando eventi fantastici come il raduno mondiale degli Zorro o appunto, l’ oscar a Tiberio. Per giorni e giorni si sono cucite le bandiere e le insegne dei Gremi (corporazioni) legate a gratuite passioni da coltivare: la cioccolata, i cani randagi, le passeggiate, i mostaccioli, i fumetti, ma anche i sogni, i campanili e quanto ognuno abbia in cima alle sue lecite felicità. Sono seri professionisti, casalinghe, artisti e pensionati che hanno un senso innato della festa e vogliono partecipare al film irreale del ritorno glorioso di Tiberio a Oristano.
    La città che conta finge di non accorgersene, ma la cosa va avanti fino a che, il secondo venerdì di marzo, al pomeriggio, una folla policroma di centinaia di persone, con bandiere e cartelli inneggianti, si accalca sulla pensilina della stazione di Oristano, la stessa da cui Tiberio partì con la sua valigia di cartone quasi cinquanta anni prima. Chi scende dai treni locali si chiede cosa stia accadendo. L’ altoparlante risponde annunciando a più riprese: “si attende al primo binario l’ arrivo del famoso attore Tiberio Murgia.” Una banda al completo inizia a suonare a pieni ottoni, un gruppo di “abbracciatori” si fa largo verso la pensilina, sono i due figli di Tiberio, e qualche autorità locale. Un boato, arriva il treno! Tiberio c’ è davvero e si concede al bagno di folla. Viene issato sulle braccia e portato in trionfo. Fuori un podio lo aspetta con coccarde e striscioni. Piangendo fa addirittura un discorso alla folla in visibilio: “ Sono lo stesso Tiberio di 48 anni fa, con la sua bruttezza …” Si lasciano tutti prendere dalla commozione, ma c’ è una macchina nera e lussuosa che lo porta via mentre gli altri cominciano a far scorrere la vernaccia che accompagnerà i festeggiamenti fino a notte inoltrata. Il Civico Teatro Garau a sera è parato a festa. Una passerella rossa lo collega alla piazza antistante, la principale di Oristano. Le signore sono tutte vestite da cerimonia, come fosse il ballo di Cenerentola. broccati e tulle a volontà, tacchi vertiginosi, cappelli a tesa e velette. Sono in maschera o fanno sul serio? Non importa. Tra gli uomini impera l’ abito scuro, qualcuno ha messo il tight riesumato da qualche matrimonio passato, l’ ingegner Pettinau, urbanista del Comune, ha voluto strafare e indossa un frac comperato al mercatino dell’ usato. Le bandiere fanno ala al passaggio delle autorità e celebrità convocate per l’ occasione. Caratteristi locali, attori e cittadini di spicco si comportano come la televisione racconta l’ arrivo delle star la notte degli Oscar. Per rendere tutto più credibile un concessionario di Cagliari ha messo a disposizione il suo parco auto di gran lusso. Una Ferrari rossa, poi una gialla, poi una nera. Jaguar e Mercedes arrivano sgommando scaricano gli ospiti che fendono la folla e poi ripartono per fare nuovamente il carico. Interviste, fotografi, telecamere, microfoni. Chissà chi mai manderà in onda tutto ciò ? Poi arriva Tiberio per l’ entrata trionfale in Teatro. E’ scortato naturalmente da body guard a profusione, con occhiali neri e auricolare d’ ordinanza.
    La banda suona nuovamente, pioggia di coriandoli, stadyng ovation, discorso. “Non mi sono mai drogato-dice Tiberio- mai bevuto alcolici”. Con rigido senso morale elenca i vizi stereotipati del mondo dorato del cinema, naturalmente sorvolando su Venere che cancella dall’ elenco delle passioni corrosive, ma è l’ unica invece che a lui viene costantemente rinfacciata. La serata sarà splendida si rivedono vecchi spezzoni di film, la consegna del premio, poi l’ esibizione della vedette di Mosca Lika Star che balla sexi e canta una canzone scritta appositamente sulla vita di Tiberio. Le calze a rete e il miniabito la riportano al tempo in cui era veramente una star, con tanto di copertine su Play boy. Tutto vero, ma ora è una madre di famiglia e moglie di un oristanese, anche a lei in quel clima viene nuovamente regalata una fugace voluttà da palcoscenico. A festa finita Tiberio si ricorda che deve pur vivere. Il giorno dopo, per non buttar via la trasferta, ha chiesto e ottenuto un lavoro. Lo attende il set per lo spot di un mobilificio locale. Sempre nella parte del ladro, dovrà tentare il furto di un comodino ed essere arrestato da due carabinieri. Maschera d’ eccezione in pellicole indimenticabili come “La grande guerra” o “la ragazza con la pistola” ora si adatta a una tv locale: “il mondo è pieno di ladri, non mi fido di nessuno io rubo solo a mobilclam!” Per la prima volta però Tiberio dice la sua battuta in sardo, ora sì, è veramente certo che a Oristano nessuno vorrà più picchiarlo.

Gianluca Nicoletti (LA STAMPA del 18/marzo/2005)




permalink | inviato da il 6/6/2005 alle 11:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

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