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La magnifica protesi: luogo post umano dove si esprime l' avatar bitser Scarfiotti. Il protagonista del libro "Le vostre miserie, il mio splendore". 


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14 giugno 2005

La casa delle donne


    Il calor bianco dello scontro referendario si alimenta anche con un telefilm lesbo trendy. Mercoledì sera al Buon Pastore la proiezione di due puntate della serie L. Word, storielle televisive di arditi e patinatissimi amplessi saffici, protagoniste un gruppo di signore e signorine di Los Angeles. Mai avrei immaginato veder quella, pur divertente, video robetta trattata come manifesto politico dalle lesbiche separatiste di più rigida osservanza. Mi hanno invitato al dibattito e ci sono andato.
    La Casa Internazionale delle Donne di Roma è tradizionalmente off limits per il sesso maschile e quindi l’ invito può esser considerato come una rarità, però temo di essermi giocato un po’ maluccio la rara chance. Alle 21 la sala era già piena, tutte donne, eccetto un paio di maschi ben mimetizzati. Con me al tavolo c’ è Benedetta Emmer, volto televisivo di Canal Jimmy che trasmette la serie ogni giovedì in seconda serata, la leader del D.Gay project Imma Battaglia, la scrittrice Valeria Viganò e Lucia Pappalardo l’ organizzatrice. Saranno proiettate un paio di puntate dove Tina e Bette, due delle eroine del serial, coroneranno il loro amore con un figlio da inseminazione artificiale. È forse la parte meno frivola di L.Word (l sta per lesbo, Los Angeles, love ecc…) le due fidanzate sono politicamente correttissime, una è di origine afro e l’ altra bianca e quindi devono stabilire il colore del seme impregnante, senza far torto a nessuno.
    La Emmer inizia con entusiasmo a parlare della sua esperienza di intervistatrice di donne americane nel programma “Good as you”. Ora segue anche “Orgasmatron” un programma in pillole sul climax femminile: “ un minuto di orgasmi lesbici, ma anche etero”, mi specifica, così io mi tranquillizzo. Parla al pubblico, per lei è L. Word è un programma veramente “fico”, anche tutte le donne che ha sentito a Los Angeles confermano che sia “fico”, si capisce che laggiù sono un sacco più avanti di noi, già stanno alla terza generazione di lesbiche artificialmente inseminate, ha conosciuto le nonne delle nipotine in provetta, ma l’ esperienza più significativa è stata quando una lesbica americana ha aperto il freezer e le ha offerto un kit d’ auto inseminazione, seme congelato bell’ e pronto per l’ uso. La tentazione era tanta, ma per quella volta non ne ha approfittato. Comunque in futuro chissà, ma spera che presto anche in Italia questo diverrà possibile.
    Tocca a me, sudo freddo, ma non me la sento di avallare tanto entusiasmo. Non c’ entra l’ ideologia o l’ etica, è per un viscerale senso di giustizia estetica che inizio la mia rovina. Esprimo perplessità che questa ulteriore irrealtà televisiva possa essere minimamente considerata come un messaggio d’ avanguardia. La serie è anche divertente, per tutti amanti del soft core e non, le fortunate protagoniste, perfette acchittatissime, bellissime, in case favolose splendidamente arredate si inseguono, si graffiano, si stappano le mutande (sempre di gran prezzo) si cavalcano al gran galoppo si invitano a cena e dopo cena…ma non fanno altro nelle loro vite splendidamente dedicate alla passione. E’ un telefilm come tanti che serve a far vendere gli sponsor, insomma signore, ma voi fate parte di questo mercato? Vi sentite rappresentate da queste donne? Devo dire che in verità ho visto per un attimo l’ ombra del dubbio tra le astanti, non proprio tutte in linea con i completini firmati, i tacchi a spillo e l’ aria maliarda delle attrici di L Word.
    “La sua è l’ ottica di un maschio eterosessuale!- parte la Battaglia- allora diciamo che la televisione è una merda e chi fa il critico televisivo deve vergognarsi, ma questo deve essere uno stimolo per votare a questo referendum… e parte il messaggio più politico, poco c’ entra il telefilm se non come supporto griffato per ribadire quanto da sempre affermato sull’ autodeterminazione, l’ eterologa ecc ecc. Riprende la parola Benedetta Emmer, solo per dirmi che si vede che io non ho mai avuto una sorella o un’ amica lesbica, di questo non sono tanto sicuro, ma mi rendo conto che nessuno in quel posto vuol essere contraddetto. Parte la proiezione, approfitto del primo plastico aggrovigliamento tra lenzuola di seta. e guadagno la porta.
    L. word è pensiero avanzato, è stato deciso così e non si discute, anche le ragazze che mi hanno invitato saranno poi richiamate all’ ordine. Si rileggano il regolamento delle Casa delle Donne, niente uomini! Se entrano almeno non devono seminare dubbi. Le eredi delle battaglie del Buon Pastore aggiungeranno così ai loro vessilli anche il sogno yankee dei perizoma firmati, forse vale anche per il ghiacciolo spermatico, purché sia conservato in un frigidaire di prezioso design.

Gianluca Nicoletti (LA STAMPA 10 giugno 2005)
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UNA REPLICA AL MIO RACCONTO DELLA SERATA    Caro Gianluca, sono Lucia Pappalardo, la ‘moderatrice’ che era al tuo fianco (destro) mentre con la grazia che ti contraddistingue sparavi il tuo veleno mediatico come un golem d’altri tempi. Non voglio entrare nel merito della buffa cronaca che hai fatto o degli sgambetti intellettuali nei quali ti sei sporto quella sera (forse anche galvanizzato da quella presenza massiccia di donne al ‘tuo cospetto’). Volevo solo dirti che il giudizioche hai dato su L. Word o più precisamente “sull’inganno paraculo e per niente rappresentativo di alcun tipo di lotta” mi pare affetto dall’orribile morbo del nichilismo. Nessuno pensa che Manuela Arcuri sia rappresentativa dell’Arma dei Carabinieri, così come nessuno crede che la vita di certe guardie sia così spensierata come ce la mostrano le televisioni generaliste. Probabilmente nessuno crede neanche che Nancy Brilli con la sua endemica patinatura possa assomigliare in qualche modo a una commessa. Detto questo: la televisione non è “una merda” come sostiene Imma Battaglia e non è neanche un ricettacolo “di oggetti di design” come dici tu. La tv è quello che è, sicuramente il più delle volte è divertente, anche involontariamente, e noi, pure i più snob, ci consumiamo ore di vita di fronte. E chi non lo fa il più delle volte è perché vuole prendere le distanze dal mondo.    Ma se di merda si tratta, ebbene, che anche le lesbiche abbiano la loro merda nella quale riconoscersi. Una merda che non si limita a mostrarci un bacio lesbico come un fenomeno da baraccone degno solo di Sanremo. Una merda bella come The L Word dove le donne si innamorano, si graffiano e si rincorrono come farebbe la Arcuri, se la divisa glielo permettesse, dopo aver strizzato l’occhio al Capitano. In L Word – tra un abito di Valentino e un taglio di capelli da 600 dollari - c’è rappresentata la gioia di vivere, di godere e di procreare. Gioia che, lo vogliano o no quelli che parlano di omicidio o di peccati mortali contro natura, a modo loro rivendicano pure questi referendum del 12 e 13 giugno. E’ per rivendicare tale gioia che spero tutte le donne vadano a votare. Con affetto, Lucia Pappalardo




permalink | inviato da il 14/6/2005 alle 1:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa

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